TRIDACNE

timana di vita. Durante questo cambiamento l’agile congiunzione delle due parti del guscio, che analoga- mente a quanto accade nei comuni molluschi si trova all’inizio nella parte superiore, deve spostarsi verso il basso. I sifoni respiratori invece, nel caso della nostra larva posizionati nella parte inferiore tra le due metà del guscio, devono crescere migrando verso l’alto ingrandendosi massicciamente fino a formare il man- tello. Ulteriori “modifiche strutturali” riguardano i due muscoli preposti alla chiusura che si uniscono, o le branchie che si modificano sensibilmente allungandosi. Per mezzo di questi cambiamenti morfologici, sicuramente una delle più interessanti fasi di sviluppo nella vita di questa piccola e giovane conchiglia gigante, l’animale vuole conseguire ottimali condizioni esistenziali per le alghe simbionti. Curiosamente in questo caso un organismo vegetale ha forgiato in maniera fondamentale la struttura morfologica e fisio- logica di uno animale. Questo ricostruisce completa- mente il suo corpo per consentire a delle piante uni- cellulari di vivervi in grande quantità. La scienza defi- nisce questo processo come “Coevoluzione indotta da simbionti”. Diversamente dai coralli, che allo stesso modo convivono con i minuscoli dinoflagellati del genere Symbiodinium, le conchiglie giganti hanno dato luogo ad una innovativa invenzione che permet- te loro di mantenere una quantità di alghe simbionti fino a dieci volte maggiore (C. Belda), il sistema di canalizzazione dei simbionti. Mentre nei coralli le alghe sono posizionate direttamente nel tessuto cellu- lare, le conchiglie giganti hanno sviluppato per le loro alghe simbionti un sistema di canalizzazione. che si dirama attraverso tutto il mantello. In questi canali, nel caso della nostra piccola larva si raccoglieranno ben presto molte migliaia di dinoflagellati, che le forniran- no l’energia necessaria per una massiccia crescita. Molto presto il suo mantello evidenzierà anche dei magnifici disegni colorati, il cui senso e scopo non sono ancora oggi ben compresi. Molti dei pigmenti cromatici potrebbero servire alla recezione o alla riflessione della luce, il disegno potrebbe agevolare il mimetismo, contribuendo a dissolvere i contorni esterni della conchiglia (Knop, 1994), ma tutte queste costituiscono solamente delle ipotesi. Il colore che però la nostra piccola larva svilupperà sul mantello dopo la metamorfosi, non dipende solamente dalla sua appartenenza specifica, ma anche da altri fattori. Se si inducono due di questi molluschi alla riprodu- zione, allora tra le giovani conchiglie si evidenzieran- no molte diverse combinazioni cromatiche. All’interno della stessa specie sono possibili innume- revoli variazioni pittoriche, solamente i disegni di base si possono in qualche modo accomunare. La variazione cromatica appare illimitata, ed il mosaico di punti e striature fluorescenti verdi o blu rende il mantello di molte conchiglie giganti un piccolo capo- lavoro marino e un fuoco d’artificio di colori. Si ha quasi l’impressione che questi animali si vogliano superare a vicenda con la magnificenza dei loro colori.

testo: Daniel Knop dalla rivista CORALLI

Bibliografia:

Jacques-Yves cousteau (1973): Kalmare, Wunderwelt der Tintenfische. Knaurs Geheimnisse und Rätsel des Meeres. Droemer Knaur, München Knop, D. (1994): Giant Clams. Dähne editore, ettlingen

Tutto sommato rappresenta in un certo senso un paradosso il fatto che Tridacna crocea abbia proprio la denominazione popolare di “conchiglia gigante”, dato che se si parla di grandezza molte ostriche la superano senza problemi. Ma l’appellativo dipende dalla parentela con le specie sensibilmente

più voluminose di questa famiglia, e soprattutto con T. gigas. Questo colosso tra i molluschi ha da sempre alimentato leggende, allo stesso modo delle piovre giganti, che con le ventose sulle loro braccia grandi come piatti, si narra abbiano trascinato in profondità le imbarcazioni. Certo le piovre giganti esistono davvero, come riportato da alcune osservazioni personali di Jacques-Yves Cousteau (1973), ma quello che venne alla luce non era lontanamente corrispondente alle visioni dei capitani di vascello annebbiati dal rum delle epoche passate. Allo stesso modo si è creata l’im- magine che si ha oggi delle conchiglie giganti. Ma la cattiva nomea affibbiata a questi molluschi dalle dicerie degli uomini di mare sopravvive ancora oggi e su taluni acquari da vendita si legge ancora “conchiglia assassina”; forse in questo modo questi animaletti si vendono meglio...

Le conchiglie giganti si sono sviluppate adattandosi ad un ambiente vitale povero di sostanze nutrienti. Mentre i comuni molluschi vivono come filtratori,limi- tandone la diffusione ad un habitat sedimentoso e ricco di plancton, le conchiglie giganti della famigliaTridacnidae possiedono delle alghe simbionti. Questa caratteristica fornisce loro,attraverso i prodotti di foto- sintesi delle alghe, non solo una maggiore offerta nutrizionale, ma anche un rilevante vantaggio nella sintesi del calcio. Il fattore decisivo però è stata la stra- tegia di sviluppare, attraverso il sifone respiratorio, un grande mantello e dislocarvi all’interno le alghe sim- bionti e di estrofletterlo al di fuori del guscio verso il sole. La cosa potrà anche suonare banale, ma i rap- presentanti di un’altra famiglia di molluschi (Fraginae), ugualmente conviventi con le alghe sim- bionti, si sono imposti una diversa strategia e così facendo hanno dovuto scontrarsi con una delimitazione. In queste specie le alghe vivono all’interno ed ottengono la luce, che filtra attraverso la “finestra” leg- germente trasparente della conchiglia socchiusa. La cosa certo funziona lo stesso, ma in questo modo viene penalizzato il raggiungimento di una data gran- dezza, dato che conchiglie di maggiori dimensioni devono necessariamente essere anche più spesse, risultando forzatamente anche meno permeabili alla luce (Knop, 1994). Tanto più queste conchiglie della famiglia Fraginae crescevano, tanto più limitato diven- tava il loro nutrimento. Prima che una larva di conchi- glia gigante possa però utilizzare i prodotti di fotosin- tesi delle alghe, deve modificare drasticamente la sua corporatura. Questa metamorfosi,descritta già da Yonge nel 1936,viene definita come “processo di rota- zione ontogenetico” ed ha inizio durante la terza set-

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La tridacna “allungata” Tridacna maxima si incava occasionalmente all’interno della sostanza calcarea dei coralli duri.